Le mie  “avventure”  su e giù per i nostri monti,

In questa pagina voglio raccogliere ed illustrare con il mio consueto linguaggio fotografico, alcune delle più belle escursioni che è possibile fare lungo i sentieri delle nostre montagne e nelle zona confinanti. Quello che invece non voglio fare è fornire indicazioni o percorsi particolareggiati con tanto di tempi di percorrenza, dislivelli e via dicendo, non voglio fare una guida  all’escursionismo, non he no ne le competenze ne la voglia per farlo, e sarebbe una cosa in più che si aggiungerebbe alla miriade di altre bellissime pubblicazioni che già si trovano in commercio…. no, io voglio solo illustrare alcuni luoghi molto belli secondo me, e lasciare poi alla libera iniziativa di ognuno, cartina alla mano, scegliere il proprio percorso, la propria escursione, la propria personale avventura… non voglio dare consigli o suggerimenti, voglio solo far “vedere” questi luoghi che sono per me come “luoghi del cuore” o “luoghi dello spirito”  e poi ognuno, come capita spesso a me, vedendo una particolare fotografia, gli scatterà il desiderio e la curiosità e dirà: “voglio andare la…. “  ….. questo lo spirito di questa paginetta, senza altre pretese.

Spesso le scoperte più belle ed entusiasmanti si fanno per caso,  non sono studiate a tavolino, e complici di queste mirabilanti avventure sono i voli di fantasia che si fanno restando incantati davanti a quei magici foglioni di carta che si piegano a fisarmonica e sono comunemente chiamati “cartine” o “mappe”: questi oggetti che stimolano il sogno e la fantasia, il sogno di esplorare e il desiderio di camminare liberi, a volte trascorro interminabili minuti a guardare le cartine dei posti dove vorrei andare, a percorrere con il dito i sentieri, le stradine,  i corsi dei torrenti, scrutando minuziosamente ogni dettaglio, alla ricerca di chissà quali bellezze naturalistiche, paesaggistiche o storiche possano nascondersi in quei luoghi che spesso hanno nomi fantasiosi che ricordano avventure da mille e notte, quasi la cartina fosse una mappa del tesoro, e tenendo presente che sempre la toponomastica non nasce mai a caso, ma ha sempre radici concrete che affondano nell’oblio del tempo, ecco che si accende la fantasia a leggere che esistono località con nomi suggestivi come il “Prato delle Femmine”, il  “Groppo della Donna” o la  “Miniera Pietra del Fuoco” …

Camminare in montagna, o comunque in un paesaggio naturale che può anche essere in pianura, in fondovalle, in un bosco o lungo un fiume, è sempre un’esperienza che non è solo fisica, è un’attività che coinvolge anche il pensiero e le emozioni,  Camminando circondati dalle forme suggestive ed incantevoli della natura, lontani dalle tribolazioni quotidiane, il pensiero ha modo di compiere percorsi diversi, possiamo vedere le cose e la vita da un altro punto di vista e percepire in noi stessi cose che altrove, indaffarati, distratti e frettolosi, non riusciamo a percepire: come dice la mia carissima amica Federica, durante un’escursione “non compio solo un percorso nel bosco, compio un percorso dentro me stessa”.

Camminare poi, muoversi usando solo le nostre gambe come motore ed i nostri piedi come sostegno, è un’esperienza unica e gratificante, ad ogni passo sentiamo il contatto diretto con la Madre Terra, ne percepiamo le vibrazioni, il respiro, il profumo, il suono… camminare è un gesto antico, ancestrale, che ci riporta alle nostre antiche origini, i nostri mezzi di trasporto si sono evoluti nel tempo, ma le nostre gambe, i nostri piedi, sono rimasti sempre gli stessi, uguali a quelli dei nostri antichi antenati.

In un’epoca come questa, incalzante e dai ritmi frenetici, camminare ed impiegarci ore per percorrere pochi chilometri può sembrare ai più come una perdita di tempo, ma è esattamente il contrario, perchè spesso poi non è importante tanto la meta, quanto il percorso, il “viaggio” per raggiungerla: tutto quello che si vede e si incontra sul cammino è importante e ci arricchisce, la meta è spesso solo un pretesto.

Ci sono essenzialmente due modi per camminare in montagna, due atteggiamenti, due punti di vista: quello prettamente tecnico/sportivo/utilitaristico di chi va in montagna per allenare il proprio corpo, per ottenere una prestazione, per sfidare i propri limiti, per divertirsi o per cercare funghi o mirtilli o per cacciare, tutto comunque incentrato sui bisogni dell’ Io, del proprio ego, e che vedono la montagna come una sorta di palestra o di luna park; poi c’e’ chi affronta i sentieri e le mulattiere con lo spirito dell’antico viandante o del pellegrino, inseguendo più un percorso spirituale che non un mero spostamento per motivi di utilità o semplicemente per raggiungere un dato luogo, lo spirito di chi sente la necessità di ristabilire un contatto, un legame, con il proprio territorio, un legame che risponde anche al bisogno interiore di dare un senso al proprio esistere, cercando con le mani nella terra il legame con le nostre radici, le nostre origini e la nostra storia, un’identità insomma !

Camminare penso sia un bisogno primordiale, fisico, vitale, il bisogno di muoversi nel paesaggio e sentirsi parte di qualcosa di grande, ma nel nostro tempo dominato dalla “razionalità”, dall’utilitarismo, dall’arrivismo e dall’efficentismo,  non è socialmente qualificante una simile “inutile perdita di tempo”, per questo secondo me molti hanno interiormente bisogno di presentare una giustificazione plausibile agli occhi della società e al giudizio del proprio Io, in quest’ottica leggo il grande successo che stanno avendo in questo periodo tutte le varie marce, maratone, corse e competizioni varie che ormai si svolgono in ogni dove e con ritmi sempre più massacranti ….. io invece continuo volentieri a perder tempo, non sento di aver nulla da giustificare a nessuno, e sono contento di camminare tra monti e boschi senza meta, senza cronometri, senza tappe, tempi di percorrenza e punti da guadagnare.

Errare in me stesso sempre più in profondità, questa la mia unica meta; la cadenza dei miei passi, questo il mio cronometro; avvicinarmi allo spirito di Madre Natura con rispetto ed incanto per i misteri che mi si parano davanti agli occhi, questo il premio da guadagnare; e conoscere sempre meglio ad ogni passeggiata qualcosa in più dei miei compagni di viaggio, dei luoghi che ho visto, delle persone lo abitano o l’hanno abitato, queste le mie tappe; e tornare a casa alla sera con un grande “grazie” nel cuore  per la bella giornata trascorsa.

Sembra incredibile, eppure ad ogni cammino ci sono sempre cose che mi sorprendono e mi fanno riflettere; l’altro giorno per esempio, mentre camminavo nel bosco, mi son fermato a fotografare un minuscolo insetto su di un fiore, e basta guardare alla miriade infinita di forme di vita, a volte piccole, piccolissime, e chiedersi che ruolo abbiano nell’universo, che c’entrano quei minuscoli animaletti con le lontanissime stelle … : ed ecco che spalanchiamo le porte di un mistero insondabile ed abissale…. tutto questo è semplicemente magico ed affascinante, e basta questo per farci capire quanto poco o nulla conosciamo della nostra vita e del nostro ruolo in questo mondo.

In tutto questo la fotografia mi aiuta moltissimo, perchè è uno stimolo, forse anche questa una sorta di “giustificazione”, ma comunque uno stimolo ad indagare, a guardare con maggior attenzione, a raccogliere e conservare preziose esperienze, vitali emozioni…..


                                                                                                                                             Andrea Franchi




con gli scarponi ai piedi e la fotocamera al collo

Alcune citazioni sull’arte e la filosofia del camminare :

“Ogni passeggiata è piena di incontri, di cose che meritano d’esser viste, sentite. Di figure, di poesie viventi, di oggetti attraenti, di bellezze naturali brulica letteralmente, per solito, ogni piacevole passeggiata, sia pur breve.”

“... appena fui sulla strada soleggiata mi sentii in una disposizione d’animo avventurosa e romantica, che mirese felice. Il mondo mattutino che mi si stendeva innanzi mi appariva così bello come se lo vedessi per la prima volta. Tutto cò che scorgevo mi dava una piacevole impressione di affettuosità, di bontà, di gioventù.”

“C’era un che di magnifico e un certo qual modo di emozionante ieri, in uno di questi boschi o boschetti che si estendono in questa o in quella direzione. L’interno del bosco sembrava come macchiettato, era percorso allegrammente da ogni sorta di luci, di riflessi, di rifrazioni e giochi luminosi.”

di Robert Walser, scrittore e poeta svizzero 1878-1956

“... ci devo assolutamente andare per ravvivarmi e mantenere il contatto col mondo, se mi mancasse il sentimento del mondo non potrei più scrivere nemmeno mezza lettera dell’alfabeto, nè comporre alcunchè in versi e in prosa. Senza passeggiate sarei morto…. “

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