Se fossi poeta gli dedicherei rime e sonetti, se fossi musicista mi ispirerebbe arie e melodie, se fossi pittore mi lascerei rapire dai suoi colori e dalle sue atmosfere: ma non sono niente di tutto questo, allora cerco di catturare e fermare quelle sfuggenti atmosfere e sensazioni con l'aiuto di una scatoletta magica che i più chiamano semplicemente macchina fotografica.


La bellezza di questi luoghi non e' una bellezza spettacolare, una bellezza che ti colpisce come può essere una vallata alpina o un fondale del Mar Rosso, e' invece una bellezza molto più discreta e più intima, una bellezza che non si impone ma che va cercata.  Siamo oggi sempre più bombardati da messaggi di ogni genere, e la nostra attenzione ormai e' più che satura, solo i messaggi più violenti o paradossali  riescono ormai a perforare la corazza di indifferenza che ci siamo costruiti intorno, non c'e' quasi più spazio per le emozioni sottili,  le sfumature ed i particolari !


La vallata del Taro non e' certo un paradiso di natura selvaggia ed incontaminata, come magari si potrebbe immaginare guardando alcune foto, certo e' che, per chi capita qua per la prima volta, la prima impressione potrebbe essere negativa, perchè, per qualche misterioso meccanismo della nostra mente, il brutto ed il male attirano sempre di più la nostra attenzione che non il bene ed il bello: cosi' una bottiglia di plastica abbandonata in un prato fiorito salta subito all'occhio, facendo passare in secondo piano la bellezza dei fiori che in quello stesso campo fanno mostra di sé; essendo tutta la val Taro fortemente antropizzata, ovviamente non mancano le brutture e gli episodi disdicevoli, ma è opera del fotografo, appassionato e propositivo, cercare di cogliere in particolare il lato “bello e pulito” di questo ecosistema, tagliando fuori dall’inquadratura le manifestazioni peggiori dell’umano agire.


Non mi stancherò mai di ribadire l'importanza della natura che ci circonda, del rispetto che merita, ma un rispetto che nasce dall'amore, e non semplicemente perche' qualcuno ci ha detto che cosi' e' giusto. Molto bella l'Amazzonia, spettacolari le spiagge tropicali, giusto salvaguardare l'orso polare (nobili sentimenti che pero' si prestano a facili strumentalizzazioni), ma in questi paradisi, se siamo fortunati, potremmo trascorrerci al massimo un paio di settimane di ferie nella nostra vita, mentre, secondo me, altrettanto, se non più importanti, sono il boschetto che abbiamo dietro casa, il praticello ed anche il singolo albero che vediamo dalla nostra finestra, perche' sono questi i paradisi naturali nei quali ci troviamo, volenti o nolenti, a vivere quotidianamente.


Nella convinzione che la nostra vita possa essere migliore e più "ricca" se siamo circondati da cose belle, ribadisco l'importanza e il rispetto della natura nostrana, per evitare di affogare nel grigiore di una vita trascorsa tra lo squallore dei rifiuti, del cemento e dello smog, sognando paradisi lontani, irraggiungibili e ..... molto costosi !

 


 


Alcune curiose note storiche sul fiume e sugli ingegnosi metodi per attraversarlo...


 

Il fiume per molti di noi oggi quasi non esiste, se non per qualche sparuto pescatore o qualche praticante di jogging, ma più che altro perchè non va di moda, è out andare al fiume, un tempo invece il fiume era di vitale importanza per le persone dalla valle, nonché era meta di bagnanti e gitanti nelle belle giornate estive, quelle giornate che oggi la stragrande maggioranza di noi passa in coda in autostrada per raggiungere il miraggio di una giornata al mare, anche se ultimamente, forse complice la crisi economica, le sponde del fiume si stanno nuovamente ripopolando di bagnanti la domenica.

 

Il fiume e' un confine, simbolico e fisico, io stesso quando lo attraverso mi sento come in terra straniera. Il fiume ha sempre influenzato la vita delle persone che ci vivono vicino, ed anche una cosa oggi scontata come l'attraversamento, una volta era un problema non indifferente, non a caso molti antichi insediamenti si sono sviluppati proprio la dove più facile era guadare il fiume, come Oppiano o Giarola.


A Fornovo esisteva un antico ponte romano travolto e distrutto dalla corrente nel 1294, e da allora fino al 1905, anno in cui fu costruito l'attuale ponte, il fiume poteva essere attraversato unicamente grazie ad un servizio di barconi che collegavano le due sponde, gestito da una confraternita di religiosi toscani, nel greto del fiume, a fianco del moderno ponte,  sono ancora oggi visibili i miseri resti dell'antico ponte.


A Solignano invece e' ancora viva la memoria dei trampolieri, ovvero coraggiosi paesani che, dall'alto dei loro trampoli in legno, sfidando correnti e mulinelli, traghettavano da una sponda all'altra merci e beni preziosi per la comunità, a rischio della loro stessa vita. Sempre presso a Solignano, verso monte, e' ancora in piedi un antico marchingegno che serviva a spostare merci da una sponda all'altra, si tratta di una teleferica azionata a manovella, e di queste ve ne erano molte altre per gli scopi più diversi, come questa a destra, in alta Val Taro,  per il trasporto a valle di pietre lavorate.


Mi sono rimaste impresse nella memoria una serie di antiche fotografie che ho visto a Pietramogolana, dove era ritratta una bara attraversare il fiume, con il suo funereo contenuto, sospesa ad un cavo di metallo: ecco, mi son detto... allora e' proprio vero: la morte non e' che l'inizio di un avventuroso viaggio !

 



 


Taro Fluvio, come si legge sulle antiche mappe,  Taro in celtico significa "selvaggio, indomito"


Introduzione Un pò di geografia :

Il Taro è un dei principali affluenti del Po, scendendo dall’appennino Emiliano, le sue acque sgorgano dalle pendici del Monte Penna, in territorio parmense, ai confini con la Liguria. Dallo stesso monte, ma sul versante opposto, nasce anche un altro fiume, il Ceno, che scava una valle tutta sua, molto suggestiva tra l’altro, quasi parallela a quella di Taro, per poi confluire nel Taro stesso nei pressi di Fornovo: quella del Taro e quella del Ceno sono pertanto due valli che hanno molto in comune e hanno creato molti intrecci umani nella storia, tanto che sono spesso citate insieme, al contrario di altre vallate e di altri fiumi, quasi fossero parte dello stesso territorio.


Il Taro nel primo tratto scende da montagne piuttosto alte, da 1831 mt, e percorre pertanto in forte pendenza il suo primo corso, caratterizzato da una corrente molto forte, più simile a quella di un torrente che a quella di un fiume, erodendo quindi in profondità la sua valle e portando con se una moltitudine di detriti e di rocce, qui le acque sono fresche e limpidissime, con delle bellissime pozze di acqua color verde smeraldo.  Raggiunti I pressi di Bedonia, il letto del fiume si allarga ma rimangono comunque le caratteristiche di un impetuoso fiume di montagna, come ci dice l’etimologia stessa del nome: Taro Fluvio, come si legge sulle antiche mappe,  Taro in celtico significa  “impetuso, selvaggio, indomito”.  Giunto nei pressi di Fornovo, dove incontra e raccoglie le acque del Ceno, i monti si addolciscono diventando suggestive colline che degradano verso la pianura, qui il letto del fiume si allarga notevolmente, diminuisce la pendenza, e quindi le acque, rallentando, depositano molti dei detriti erosi dalle montagne, ricoprendo l’alveo del fiume con una miriade di pietre tondeggianti, apparentemente tutte bianche se guardate da lontano, ma in realtà dalle forme e dai colori più strani se osservate da vicino.


In questo tratto il fiume, da Fornovo a Ponte Taro, si suddivide in tanti rami creando paesaggi molto suggestivi, con le montagne alle spalle che ne incorniciano l’orizzonte, l’acqua qui penetra anche nel terreno permeabile a va ad alimentare le falde acquifere della zona, anzi ancor più verso la pianura, dopo Ponte Taro,  quest’acqua sotterranea intrisa nel terreno permeabile formato da sedimenti grossolani, incontra scendendo verso la pianura i sedimenti più fini ed impermeabili depositati dal Po, non potendo scendere più in profondità, sale allora in superfice e forma il cosiddetto fenomeno dei “fontanili”, ovvero l’acqua sgorga a formare laghetti ed acquitrini di acqua limpida e fresca, con una temperatura quasi costante, generalmente compresa tra i 10 ed i 14 gradi C, sia d’estate che in inverno, è di questa origine anche l’acqua che colma il fossato del castello di Fontanellato, e l’etimologia stessa del nome ricorda questo fenomeno, così come quello di altre località della zona, come Fontevivo e Fontanelle.


Nel suo ultimo tratto, il corso del fiume si stringe tra ripidi argini costruiti dall’uomo per contenerne le acque, non sembra quasi nemmeno più un fiume, ma un canale che scorre lento verso il suo destino.  Arrivando verso il traguardo, la vegetazione avvolge il lento serpeggiare del fiume in un ambiente suggestivo, fino a quando le sue acque raggiungono quelle del grande fiume.

 

In tutto il fiume ha percorso circa 125 kilometri, attraversando ambienti diversi e tutti molto interessanti, in alcuni punti circondato da una natura affascinante e ricca di vita vegetale ed animale.


I resti del Ponte Romano sul Taro a Fornovo.

Sistema, ormai in disuso, per il trasporto a valle di pietre.

Il Fiume e la sua Valle Un tratto del Fiume presso Giarola Guarda le fotografie del fiume sulla mappa.