La storia del territorio è ovviamente la storia della presenza dell’uomo sul territorio, di come le popolazioni abbiano saputo sfruttare il territorio e quanto la natura offriva loro per vivere e crescere culturalmente, ed è storia di incontri, scontri, e integrazioni tra culture diverse, quando queste si contendono le stesse ricchezze: e l’acqua, il fiume, ed il terreno fertile sono una grande ricchezza.


Contrariamente a quanto avviene oggi, la pianura padana era in origine una distesa ininterrotta di boschi e zone paludose, come tutte le pianure europee, e non era ne facile, ne salubre ne tantomeno sicuro vivere in questa selva, pertanto anticamente la montagna era molto più popolata della pianura.  Nel nostro territorio non sono stati fatti studi particolarmente approfonditi sulla preistoria in montagna, ma molte tracce si ritrovano sopprattutto in alcune zone a ridosso di rilievi ofiolitici, come il groppo di Gorro in Val Taro e la zona del monte Lama nei dintorni di Bardi, da queste rocce di origine vulcanica infatti era possibile estrarre il metallo, che veniva poi lavorato ed “esportato”: il monte Lama sembra infatti debba il suo nome proprio al fatto che in epoche molto remote qui si producevano lame col metallo estratto in loco, questi manufatti sono poi stati ritrovati anche in zone lontane come alcuni insediamenti primitivi in liguria, nel savonese.


Gli insediamenti più antichi che si riscontrano invece nella bassa valle del Taro sono  gli insediamenti terramaricoli, databili all’età del bronzo (circa 3500 anni fa) di cui ne sono state trovate testimonianze in molti luoghi della bassa val Taro, in particolare Ponte Taro, Vicofertile, Collecchio, Ponte Scodogna, Lemignano., nonché nel centro dello stesso capoluogo, Parma.


Gli insediamenti terramaricoli, comuni in tutta la fascia pianeggiante dell’Emilia ed anche in altre zone dell’Europa, erano praticamente piccoli villaggi di case e costruzioni in legno costruite sopraelevate rispetto al terreno, poggianti su pali conficcati nel terreno, ovvero le cosiddette palafitte; belle ricostruzioni di questo tipo di villaggi si possono ammirare al museo delle Terramare di Montale Rangone, in provicia di Modena. (vedi link a fianco). Il termina terramare deriva dal dialetto emiliano terra mama = terra grassa, dovuto all’aspetto scuro e sostanzioso del terriccio su cui erano costruite queste abitazioni: venivano infatti edificate una sull’altra, e sotto rimanevano i resti delle vecchie abitazioni che, essendo in legno, formavano poi uno strato di humus, di terriccio, con cumuli alti fino a 5 metri, collinette caratteristiche di tutta la pianura padana ancora visibili fino all’ottocento, quando vennero usate come cave per estrarne concime.


Questi piccoli villaggi di palafitte avevano prevalentemente una disposizione quadrangolare ed erano circondati da un fossato, che attingeva acqua da un vicino fiume o canale, o da terrapieni, la posizione sopraelevata permetteva riparo dal terreno generalmente umido e garantiva maggior difesa da animali selvatici, il terrapieno od il fossato poi proteggevano il villaggio anche da eventuali aggressori umani, già in questo periodo infatti comincia a profilarsi il ruolo del guerriero come guida e autorità del nucleo civile, in molte sepolture di persone di rango troviamo infatti scheletri accompagnati da pugnali finemente adornati.


Grazie anche all’arrivo di invenzioni come l’aratro ed il carro, “importati” dalla Mesopotamia, comincia a svilupparsi sempre di più, oltre alla caccia e alla raccolta, anche l’agricoltua e l’allevamenteo, dove gli animali servivano sia come fonte di cibo (soprattutto produzione di latte), ma come forza motrice, e porzioni di terreno sempre più vaste vengono disboscate, per far posto alle colture e agli allevamenti,  tanto che possiamo già intravedere una prima forma di dissesto ambientale introdotta dall’uomo.


Non è ben chiaro ancora il motivo, forse per un cambiamento climatico, eventualmente indotto anche dalle modificizaioni umane sull’equilibrio ambienta, forse per un eccessivo aumento della popolazione, questo tipo di società subì un tracollo attorno al 1200/1150 a.c., e gli insediamenti vennero velocemente abbandonati, la fascia pianeggiante restò poi per diversi secoli completamente abbandonata.  







I Liguri e gli Etruschi


La tecnica e la maestria nell’uso e incanalamento delle acque, costruzione di argini, e la tecnica di incinerimento dei defunti tipici delle società terramaricole, si riscontrano successivamente nel popolo etrusco, al punto che alcuni studiosi ipotizzano un imparentamento tra queste due culture. Una vera e propria presenza etrusca nella Val Taro non è comunque testimoniata, ma ai confini, in alta montagna, nella zona di Albareto, ci sono testimonianze di insediamenti  etruschi, in particolare una stele ritrovata sul Monte Ribone che riporta il nome etrusco di un proprietario terriero della zona. Un discorso diverso è nella pianura, deve gli Etruschi nel IV secolo giunsero seguendo rotte commerciali e dove non ebbero difficoltà a stanziarsi e fondare città, sia grazie ai loro avanzati sistemi di agricoltura sia perchè non vi erano popolazioni organizzate in modo tale da poter arginare l’avanzare di un popolo così progredito.


Nella Padania gli Etruschi fondarono molte città, tra cui Felsina, l’attuale Bologna, e la stessa Parma, nonchè Modena, Mantova e Milano, per citare i centri più importanti,  questi territori e queste città servivano agli Etruschi anche come basi per i loro commerci verso il nord Europa.


Un importante influenza nella valle la ebbero invece i Liguri, una popolazione di origine celtica, che erano presenti nel nostro territorio specialmente in alta montagna,  ma si spinesro fino a Rubbiano, dove avevano un importante insediamento; questo popolo conduceva una vita seminomade ed aveva dato origine ad un ordinamento giuridico ancor oggi in essere, quello delle comunalie.   Secondo quest’ordinamento tutti i beni della comunità erano di proprietà comune, inalienabili e indivisibili, e facevano parte di queste proprietà comuni tutte quelle fonti di sostentamento indispensabili alla comunità stessa, in particolare i boschi, i monti, le acque: tutti gli individui della comunità avevano pari diritto a sfruttare queste risorse come pascolo, per ricavarne legna da ardere, ed ogni risorsa che il territorio poteva offrire, naturalmente nel rispetto del diritto di tutto, nessuno poteva farla propria: una forma di diritto molto avanzata anche per i nostri tempi !  Questi liguri rimasero nei nostri monti all’incirca fino al 157 a.c. (secondo alcuni studiosi) ma non lasciarono alcuna testimonianza scritta, ne lasciarono invece gli antichi romani, che con loro ebbero non poche gatte da pelare, infatti questi “primiviti” montanara, armati solo di rudimentali strumenti, tennero testa per molti secoli ai romani stessi, che avevano conquistato ormai tutti i confini del monto allor a conosciuto ma erano strutturati con grandi eserciti che potevano muoversi agevolmente solo in grandi spazi aperti, in pianura quindi, mentre non erano altrettanto agili e flessibili nel muoversi tra gli impervi boschi delle zone montane, dove queste popolazioni appurnto si “annidavano” .


Per questo probabilmente i Romani non ne parlavano bene, li descrivevano come sleali e scaltri ed ignoranti, e altrettanto probabilmente per la loro organizzazione sociale che non prevedeva la proprietà privata, al contrario dei Romani su cui si fondava invece il loro ordinamento,  ma alla fine anche i liguri loro vennero fagocitati dalla cultura romana e finirono per stanziarsi all’interno di insediamenti stabili.



 


I Romani


Nell’anno 183 a.c., quattro anni dopo la costruzione della Via Emilia, con l’insediamento di 2000 coloni e con l’assegnazione ad ognuno di loro di un appezzamento di terreno, venne fondata la città di Parma,  ed inizia così un lungo periodo storico fatto di bonifiche agricole, costruzioni di vie di comunicazioni, ponti sui fiumi, acquedotti, la scoperta e lo sfruttamento delle acque termali, e tutta una serie di attività e costruzioni che sono giunte fino ai nostri giorni.  La città agli albori dovette ricalcare il preesistente centro terramaricolo, di cui si sono trovate tracce in scavi nella zona di barriera Repubblica e nelle zone addiacenti. Successivamente la città venne distrutta e poi ricostruita da Ottaviano, primo imperatore di Roma, più a ridosso del torrente, inglobando anche ad altri nuclei abitativi presenti e dando vita al reticolo geometrico tipico delle città romane, che avevano nel foro il proprio centro di riferimento, l’attuale piazza Garibaldi, ancor oggi centro della città, e battezzata col nome di Colonia Julia Augusta Parmensis.



I Longobardi ed i Bizantini


Vi siete mai chiesti perchè la nostra regione ha due nomi separati : Emilia-Romagna ? Nell’antichità queste due zone della nostra Italia erano due domini diversi: l’Emilia era territorio controllato dai Longobardi, la Romagna era di dominio dei Bizantini, nella media Val Taro, tra Roccamurata e Pietramogolana, correva il limes, ovvero il confine: testa a testa si fronteggiavano i due schieramenti: i castelli di Solignano e Pietramogolana erano l’ultima roccaforte longobarda, mentre pochi chilometri più avanti avevano la loro rocaforte i Bizantini, su di un pianoro artificialmente spianato presso Roccamurata conosciuto come “I Piani della Betta”, come si può vedere nella foto qui a fiano: si riconosce anche dal diverso colore della vegetazione, il pianoro è sgombro da pietre, mentre tutto il terreno, come si vede dalle rocce in primo piano, è costituito prevalentemente da roccia e pietrisco, nel bosco si ritrovano ancora pochi e miseri resti delle antiche fortificazioni, e nei pressi sono state ritrovare anche sepolture adorne di armamenti.


Ancora oggi i testi più interessanti per comprendere il fenomeno longobardo sono i libri scritti da Paolo Diacono, un monaco, storico, scrittore e poeta vissuto tra il 720 ed il 799, i Longobardi fanno parte di quel fenomeno conosciuto come “le invasioni barbariche”, dove barbaro deriva dal greco barbaro e dal latino balbus ad indicare coloro che pronunciavano suoni e versi sgradevoli simili a quelli degli animali. Erano un popolo di origine nord-europea, scandinavo, il cui vero nome era Vinnili e solo successivamente gli venne affibbiato il nome con cui li conosciamo oggi, secondo alcuni perchè erano guerrieri che combattevano con delle lunghe lance appuntite (alabarde), secondo altri perchè usavano portare lunghe barbe e lunghi capelli spioventi sul viso, mentre la nuca era completamente rasata.


Nel I secolo a.c. questo popolo inizia una lenta ma inesorabile migrazione verso sud, attarversando tutta l’Europa centrale per entrare nella penisola Italia penetrando dalle regioni del nord-est.  Non sono ben chiari i motivi per cui iniziò questo esodo, ma le storie narrano che quando se ne andarono, i longobardi bruciarono le loro case ed i loro villaggi, per testimoniare l’intenzione di non tornare mai più.


Adoravano il dio Odino, dio della guerra, ed ovviamente per muoversi e conquistare altri territori non potevano non essere animati, per indole o per necessità, da uno spirito guerriero, spaventavano i nemici anche dal punto di vista emotivo: si narrava infatti che questo popolo possedesse ferocissimi guerrieri cinocefali, dal corpo umano e dalla testa di cane o di lupo. Alla loro inesorabile penetrazione nel nord Italia, sotto la guida del re Alboino, le città del Nord si arrendono quasi senza opporre resistenza mentre le classi dirigenti Bizantine si ritirano più a Sud, verso Roma e verso la stessa Costantinopoli.  Dopo l’invasione, i territori occupati vennero suddivisi in giurisdizioni ognuna  con a capo un comandante di una fara, ovvero un gruppo di famiglie che erano l’organizzazione di base della società longobarda durante il periodo di migrazione.  


A capo di queste giurisdizioni vi era un guerriero salito a tale rango per discendenza dinastica e per meriti acquisiti in battaglia, era nominato direttamente dal sovrano e prendeva il nome di “duca”, il territorio a lui affidato prendeva il nome di “ducato”, pertanto il Ducato di Parma, al pari di quello di quello di Piacenza, di Modena e tutti gli altri ducati italiani, era un’istituzione longobarda.


Quando pensiamo ai miti di Odino e alle leggende celtiche, ci sembrano una culture così lontane ed estranee a noi, invece a ben guardare scopriamo come la nostra cultura affondi le proprie radici proprio in quelle tradizioni celtiche, al pari o forse ancor di più che non nelle tradizioni mediterranee e greco-romane !


I Bizantini invece penetrarono in Italia dal sud e dalle coste Adriatiche, dopo la caduta di Roma e la suddivisione dell’Impero nelle due regione, d’Oriente e d’Occidente, nel 527 d.c. l’imperatore di Costantinopoli Giustiniano intraprese una campagna in Europa nel tentativo di riunificare l’Impero, Ravenna divenne capitale italiana dei Bizantini e nell’alto appennino parmense correva il confine su cui si fronteggiavano con le popolazioni longobarde: durante questa campagna,  I Bizantini lasciarono dietro di se morte e distruzione, campagne incolte ed abbandonate, città e paesi distrutti !


Per i Bizantini l’Italia, che era l’appendice più occidentale del loro impero, fu considerata inizialmente con grande interesse, poi ne divenne solo una colonia da sfruttare e depauperare per finanziare le loro guerre sul versante orientale e Balcanico, spesso le stesse campagne militari bizantine in Italia videro anche contrapposizioni interne tra gli stessi generali bizantini, per rivalità personali e per intrighi alla corte di Costantinopoli, questa campagna distruttiva durò per una cinquantina d’anni circa, fino a quando nel 568 i Longobardi cominciarono a sottrarre territori ai Bizantini.


Nel 751 i Longobardi giunsero a conquistare Ravenna, decretando così la fine della dominazione bizantina nel nostro territorio, i Bizantini si ritirarono e resistettero quel qualche tempo in alcune zone del sud, ma, dopo la capitolazione di Ravenna, di fronte a questa minaccia sempre più incombente dei Longobardi, il papa chiese aiuto ai Franchi, e questo fu l’inizio della fine della dominazione Longobarda.


E’ in questa antica contrapposizione di culture che va a radicarsi quel fenomeno italiano noto come il problema del mezzogiorno, nel nord si era sviluppato uno stato longobardo molto decentrato, organizzato in ducati, dove le cariche era elettive, che per convenienza aveva cercato di mantenere le precedenti tradizioni locali, ed aveva un’imposizione fiscale tutto sommato non opprimente, ai contadini infatti veniva solo chiesto di versare un terzo dei loro guadagni al fisco.


Al sud invece, sotto la dominazione Bizantina, abbiamo tutto l’opposto, con uno stato fortemente centralista, lontano dagli interessi locali, con un imposizione fiscale opprimente, grandi proprietari terrieri che assoldavano piccoli eserciti di mercenari a difesa dei loro interessi, che portò alla nascita di quel fenomeno giunto fino ai nostri giorni, e lo sviluppo di una gerarchia clericale molto potente, dovuta ad un imponente esodo di monaci dai territori d’oriente verso il nostro sud, in fuga dalle frequenti persecuzioni religiose nei loro territori d’origine, tutto questo assieme alla perdurante burocrazia dello stato bizantino, portò ad una sedimentazione dell’organizzazione sociale che ostacolò ogni forma di sviluppo.




Indice della Pagina :


La Preistoria e le Terramare

I Liguri e gli Etruschi

I Romani  (in preparazione)

I Longobardi ed i Bizantini

Il Medioevo

La Battaglia di Fornovo

L’invasione Napoleonica

L’Invasione Tedesca e i Partigiani

La Storia Recente

Il fiume non era pero' solo un ostacolo da superare, era anche un prezioso alleato nella vita di tutti i giorni: in prossimità del fiume sorsero infatti fiorenti comunità di monaci che sfruttavano questa grande risorsa che e' l'acqua, sia canalizzandola per l'irrigazione, sia sfruttando la potenza della corrente per azionare i numerosi mulini gestiti da queste comunità che, grazie a questa preziosa risorsa, divennero fiorenti e potenti, come se ne desume dalle architetture di Oppiano e Giarola: la prima conserva case torri angolari un tempo presumibilmente unite a costituire un unica grande unita' difensiva, mentre Giarola fu un tempo un vero e proprio castello di proprietà della curia di Parma.


Non dobbiamo infatti dimenticare il ruolo fondamentale del mulino nell'organizzazione della società medioevale, il mulino infatti costituiva un nodo fondamentale nella filiera che dai campi portava il grano a diventare, nelle citta', pane e alimento fondamentale nella società del tempo. Pertanto chi poteva detenere o controllare i mulini, poteva godere di un grande potere sulla società, del mulino tutti si servivano e dal suo funzionamento ne dipendeva la sopravvivenza stessa della popolazione, soprattutto di quella cittadina non autosufficiente ma dipendente dalle campagne, pertanto il mulino era fonte di potere e ricchezza, per questi motivi, il mulino era un fulcro strategico nella società medievale.

La Preistoria e le Terramare

Qui di seguito una breve, anzi brevissima storia della Val Taro e del Territorio Parmense, senza alcuna pretesa accademica, solo un racconto che ho cercato di dare nel modo più conciso, preciso e allo stesso tempo di ampio respiro possibile. Sempre a disposizione di chi abbia qualcosa da obiettare o qualche imprecisione da segnalare ...  

                                                                                                                                                                                                                                                                                Andrea Franchi

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Antico rito Celtico del Fuoco Sacro, in una rievocazione svoltasi al castello di Novellara.


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Tracce di insiediamenti Bizantini in Val Taro. Magnifica ricostruzione di palafitte terramaricole al parco archeologico di Montale Rangone, Modena (sotto gli interni) Il parco archeologico di Montale Rangone, molto interessante da visitare, frutto prezioso del lavoro appassionato e degli studi di tanti volontari.