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…. le città sono il simbolo e l'espressione della nostra società, ne sono  lo specchio e l’anima ...

Se non hai la pazienza di leggere, salta subito alle immagini >>>

Le città sono un crogiuolo dove si fondono e si amalgamano le più diverse manifestazioni del pensiero umano, le passioni, gli stili di vita, le idee, le culture, ma anche i bisogni, i problemi, le contraddizioni, gli estremi e gli eccessi del vivere, una giungla insomma, dove convivono realtà squallide ed alienanti  accanto a visioni struggenti e suggestive.

Ma se riguardo le mie prime foto, i primi anni di questo mio hobby, fatico a trovare immagini scattate in città e, quelle che trovo frugando nei cassetti, hanno tutte un’impronta pessimistica, una visione della città come di un luogo squallido e volgare, dai colori spenti e tristi, luoghi dove regna alienazione e tristezza, e soprattutto non trovo fotografie di persone, non mi è mai interessato fotografare le persone, vivevo in una sorta di stato brado, avevo un indole selvatica ed una visione mistica ed epica della natura: ho sempre amato la natura selvaggia ed incontaminata, dove le forze indomite degli elementi fanno sfoggio della loro potenza, luoghi dove non c’è posto per l’uomo, se non come spettatore.

Praticamente tutti i miei primi lavori e le mie ricerche sugli ambienti urbani, che conducevo lasciandomi come sempre guidare solo dall'istinto, portavano alla rappresentazione di scene che comunicano grigiore, alienazione, squallore, solitudini, contraddizioni e illusioni della nostra società. Non riuscivo a fare fotografie positive della città, ed anche quando questa appariva bella, era una bellezza che mi lasciava indifferente, percepivo quella bellezza come una finzione, una maschera, una illusione, pertanto questi scenari alla fine mi sembrano sterili e banali, non rispondenti alla realtà delle cose, ma soprattutto alla mia realtà interiore, mi pareva tutta una menzogna, una facciata, un teatrino dove tutto è solo scenografia di cartapesta, e dove purtroppo le marionette siamo noi !

Anche ora quando fotografo la città, una cosa in particolare mi colpisce: mi ritrovo frequentemente a ritrarre le contraddizioni tra le vivaci immagini patinate proposte dagli ammiccanti cartelloni pubblicitari e la realtà dell'ambiente circostante che invece si percepisce camminando per le strade: una realtà fortemente discrepante da quanto ci si aspetta e si vede nelle fiction, una realtà di degrado e di abbandono, di non curanza, di mancanza di amore e di rispetto per gli ambienti nei quali quotidianamente dobbiamo vivere.  Orizzonti infiniti e nuove mille opportunità ci vengono proposte come alla portata di chiunque in qualsiasi momento, ma quello che percepisco a livello quasi istintivo e' invece un abisso di insicurezza e di insoddisfazione, un contrasto che si traduce al mio interno in una vaga sensazione di angoscia e un desiderio di fuga da questo teatrino ormai insopportabilmente noioso.

Questo era, fino a qualche anno fa, il mio rapporto con questa giungla urbana, poi un giorno il destino volle che la mia anima incontrasse uno spirito gentile, lo spirito sublime di una principessa, uno spirito ammaliante e seducente che, magicamente,  ha piegato la mia indole selvaggia trasformandomi non dico in un principe, sarei presuntuoso, ma almeno in un bipede quasi civilizzato.

Ho scoperto allora che anche la città può avere i suoi lati romantici e pittoreschi, accanto a quelli squallidi e volgari, e che comunque anche nel grigiore e nello squallore c’è una vena di malinconica poesia e di struggente umanità, ora non vedo più la città in contrapposizione alla natura, ma solo come due ambienti diversi, ho preso gusto a camminare per le strade cittadine, ad osservare i miei simili, a cogliere i colori e le luci, le atmosfere e le sensazioni sia negli sfavillanti centri come nelle più grigie periferie ….. anche se ho mantenuto comunqe un po’ di quell’impronta disincantata e sospetta nei confronti dei lustrini e delle facciate.

La città è il simbolo e l'espressione della nostra società, ne è lo specchio e l’anima, e mi pare di cogliere in questi contrasti urbani, nei graffiti sui muri, nell'abbigliamento dei giovani, nei lacerati volantini incollati ai muri, negli atteggiamenti e nel linguaggio delle persone, mi pare di cogliere in tutto questo come la manifestazione di una lotta senza tregua tra due forze occulte e antagoniste: da una parte una società che tende ad annullare l’individualismo incanalando le energie degli individui in forme espressive apparentemente originali, ma in realtà già preconfezionate e camuffate come trappole per topi (leggi moda, telefonini, droghe varie, ecc..), dall’altra individui che, più o meno consciamente, lottano per manenere  la proprià libertà espressiva e la propria individualità, spiriti che tentano di affrancarsi da questo conformismo venduto per originalità, in un gioco di ruoli, di specchi, dove tutto è così intrecciato che alla fine è difficile distinguere tra il reale, il riflesso, il miraggio…

La vera libertà, a parer mio, non sta in nessuno schieramento, in nessuna moda, in nessuno sballo, la vera libertà si ha quando si comprende il funzionamento di questo meccanismo, e quindi nell’esserne superpartes, in modo da poter fare le proprie scelte consapevolmente e magari poter attingere a quanto di buono c'è eventualmente in quello che incontriamo e godere di quelle cose che ci danno soddisfazione, senza esserne schiavi !

Ora ho preso gusto a guardare e fotografare le persone: mi piace a volte anche mettermi in disparte, in un angolo di strada, e guardare le persone e la vita cittadina attraverso i miei obiettivi, con lo stesso spirito e curiosità con cui un biologo guarda una coltura di batteri attraverso il suo microscopio ! E’ una forma di meditazione…. guardare e cercare di capire gli altri, è anche capire se stessi….

Ora la città la osservo, la guardo, la esploro e la fotografo, in essa mi muovo come in una giungla, cercando di mimetizzarmi e di non fare rumore, per coglierne la vita nelle sue manifestazioni più autentiche, mi lascio affascinare dalle sue atmosfere, dalle sue luci e dai suoi misteriosi abitanti, ed anche se alcune delle mie fotografie urbane possono essere interpretate come punti di vista un po’ provocatori o polemici, in realtà vogliono solo essere l’espressione di un sentimento personale, mai una critica od un giudizio, non sulla città e non sulla nostra società di cui la città ne è espressione.

Troppo facile sarebbe attaccare e criticare il consumismo che impera ad ogni angolo delle nostre strade, con discorsi sterili ed ipocriti, già sentiti in mille salse, il consumismo è l'altra faccia del commercio, ed il commercio è sempre stato alla base dello sviluppo delle società, anche nel passato, pensiamo, tanto per fare un esempio, alla Repubblica di Venezia e ai viaggi di Marco Polo, che alla ricerca di nuovi mercati e per importare nuovi beni anche voluttuari, come sete e spezie, si sono spinti fino ai confini del mondo allora conosciuto, permettendo a culture lontane e diverse di conoscersci ed interagire.

Siamo tutti consumatori, ed il consumismo è il sano motore della civiltà, solo quando il consumo diventa ossessivo e maniacale possiamo parlarne in modo deleterio e patologico, il consumismo in fondo  è anche una manifestazione di libertà e di potere, di un grandissimo potere cha abbiamo tutti noi, con il nostro piccolo o grande portafoglio infatti  possiamo decidere, interagire e modificare la società, che altro non è che il risultato dell'interazione di una moltitudine di individui !

Posso amare la natura e difendere l’ambiente, quindi decidere magari di comprare prodotti bio,  posso essere sensibile ai diritti dei lavoratori di paesi lontani, e quindi prediligere prodotti del commercio equosolidale, e se molti individui seguono questo mio stesso comportamento, anche i produttori poi saranno costretti ad adeguarsi ai nostri cunsumi,  posso decidere di comprare questo e non quello, di ascoltare quello e non questo, di andare di qua anzichè di là … è una grossa libertà ed una grossa responsabilità se ci pensiamo bene: non critichiamo sempre la società perché tanto così fan tutti…. non diamo sempre la colpa di tutto a questa entità astratta che in realtà non esiste ! Apprezziamo invece il potere che abbiamo tra le mani, ed usiamolo con consapevolezza… allora si che, se volessimo, potremmo cambiare il mondo, senza violenze e senza rivoluzioni, semplicemente seguendo i nostri gusti !

Un'altra cosa che salta poi all'occhio passeggiando per le città, è la pubblicità onnipresente, il suo linguaggio e le sue metafore, che si appropriano dei contenuti e dei significati delle nostre azioni, dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti, per trasformarli in contenitori vuoti per veicolare messaggi commerciali, questo  mi fa pensare molto sul linguaggio, la parola e la sua manipolazione, mi viene spontaneo notare come le parole vengano ormai usate a sproposito rispetto al loro significato e alle sfumature di significato, così come si possono invece ancora apprezzare leggendo poesie o vecchi romanzi, le nostre emozioni e le nostre sensazioni, i nostri stessi sensi, continuamente bombardati da migliaia di parole, suoni e immagini, per la maggior parte inutili, diventano insensibili e frastornati, ed abbiamo sempre bisogno di nuove e sempre più forti sensazioni per scuoterci, le parole stesse sono emblema di questo processo: notate come nel linguaggio pubblicitario le parole vengano usate in contesti sempre nuovi per creare effetti che possano catturare la nostra attenzione o colpire direttamente il nostro inconscio, e lo stesso vale per le immagini, i suoni ed i gesti rituali della nostra quotidianità.

Le parole diventano così  prive di corrispondenza con la realtà, diventano come scatole vuote, mi pare che il linguaggio pubblicitario abbia un potere "vampiresco" sulle parole e sulle cose: se ne approppria, le usa per i suoi scopi svuotandole di significato, e quando sono diventate ormai inefficaci per  colpire l'attenzione, le abbandona trovandone altre nuove; purtroppo questo processo non avviene solo con le parole, ma la pubblicità ha questo effetto “vampiro” anche  sulle idee, sui valori e sugli stili di vita di tutti noi, con il deleterio potere di banalizzare e ridicolizzare tutto, rendendo le nostre stesse vite come scatole vuote, senza più quel valore dato dal  misticismo e dal mistero che la vita e tutte le sue manifestazioni dovrebbero avere.

La città comunque sa anche essere molto affascinante e seducente, e ci sono a volte momenti di vera magia, come quando le calde luci scintillanti delle lampade si  combinano con i freddi blu profondi dell'imbrunire, o quando la pioggia trasforma vicoli e strade in lucidi specchi su cui si riflettono forme e colori, come in un dipinto impressionista, o quando le taglienti lame di luce del primo mattino o del tardo pomeriggio scolpiscono le superfici e disegnano fantasmagoriche ombre.

Tornando più propriamente alle fotografie, non capisco se sono io che porto queste sensazioni dentro di me, e cerco appositamente particolari ambientali che le possano efficacemente rappresentare, oppure se questi stati d'animo si respirino realmente nelle nostre città ed io mi limiti a catturarli, forse sono entrambe le cose, e una bella foto nasce proprio dall'incontro di queste due realtà; per me la fotografia si fa solo interprete di queste mie sensazioni, anche e soprattutto di quelle più recondite e indecifrabili, difficilmente esprimibili a livello cosciente, è una fotografia istintiva ed emotiva, non è razionale, non costruita a tavolino, non segue un piano prestabilito, non è reportage, non è giornalismo, ne sono fotoricordo o cartoline…. sono il frutto di un cammino, di una ricerca interiore che spesso si esprime in un linguaggio estetico ed onirico che ho colto passeggiando per queste città:

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