Le leggende sono notoriamente racconti le cui origini si perdono nella notte dei tempi ed hanno tra i loro scopi quello di creare una continuità storica nella comunità, fornire spiegazioni e trasmettere valori su cui si fondare e forgiare la moralità, soprattutto in periodi storici in cui non è così diffusa la forma scritta di trasmissione del pensiero.


Il mito invece è forse qualcosa di più “importante” della leggenda, è un racconto (dal greco Mythos che appunto significa racconto, narrazione) che assume una veste di sacralità e di misticismo, si colloca agli albori del tempo e spiega la nascita del mondo e delle sue creature, ed era considerato una verità in virtù della fede e della spiritualità del tempo, diciamo che può essere considerato una meta-leggenda, qualcosa di ancor più ancestrale, elemento fondante e al tempo stesso espressione del nostro inconscio collettivo.


Entrambi questi generi, come le fiabe del resto, affondano le loro radici nella cultura orale, che si avvale di facoltà intellettuali molto diverse dalla cultura scritta alla quale siamo abituati, le culture orali si basano essenzialmente sull'immaginazione e sulla memoria, al contrario della scrittura che rende obsoleta la memoria e non lascia spazio all'immaginazione e all'improvvisazione.


E' molto bello pensare al modo in cui venivano trasmessi questi insegnamenti orali, in queste società ci si raccoglieva in spazi comuni e qualcuno parlava, raccontava e spesso improvvisava, ma senza mai stravolgere il senso del racconto, della leggenda, e nel mentre chi ascoltava si dedicava ad altre attività artigianali, attività utili: mentre si ascoltavano con l'udito e con la mente questi racconti fantastici, con le mani si intrecciavano cesti di vimini, si filava la lana, si tesseva... e questo mi ricorda tanto quello che mi raccontava mia nonna sulla sua infanzia, quando nelle fredde serate d'inverno ci si raccoglieva nella stalla, tutti insieme, donne e uomini, giovani ed anziani, per scaldarsi con il fiato delle mucche, e qui si parlava, si raccontava, e si giocava anche a carte.


A differenza delle fiabe e delle favole,di cui ne condivide comunque la matrice orale e quindi immaginifica, la leggenda non è mai frutto solo della sola fantasia, ma amalgama elementi reali con elementi di pura invenzione, aggiunti anche successivamente ad ogni passaggio di bocca in bocca, così la leggenda può variare nella forma ed allontanarsi dalla scintilla originale che l'ha creata, ma un nocciolo di verità  comunque rimane, possono sembrarci storie esagerate e fantasiose, ma probabilmente sono esagerazioni volute con buona fede, con l'intento di rafforzare il contenuto, che essendo trasmesso per via orale doveva rimanere ben impresso nella memoria di chi ascoltava.


Lo spirito ed il linguaggio della leggenda e del mito rimane immutabile, ma con il passare del tempo cambiano gli usi ed i costumi, cambia il linguaggio e cambiano i simboli dell'uomo, il mito allora può man mano risultare sempre più incomprensibile e lontano dalla nostra razionalità superficiale, ma il valore del mito e della leggenda è proprio quello di parlare direttamente al nostro cuore e al  nostro spirito, alla parte più istintiva, emotiva e antica dei noi, quella meno evoluta, e di farsi messaggero di informazioni primordiali di cui, non comprendendone il linguaggio, probabilmente non ne comprendiamo il significato, ne il valore.


Le leggende più popolari cercano spesso di dare delle risposte o di spiegare dei fenomeni fisici incomprensibili, o di tramandare fatti storici, spesso di dare anche un senso a  caratteristiche del paesaggio apparentemente fuori luogo od inquietanti, come alcune formazioni rocciose (tipo i Salti del Diavolo in Val Baganza) od ancora a costruzioni umane dall'architettura inusuale, come ponti particolarmente arditi o  lugubri castelli:   c'è un interscambio continuo tra paesaggio e leggenda, tra  realtà e fantasia, alcune caratteristiche del paesaggio hanno ispirato la nascita di molte leggende, parimenti molte leggende  nascono dalle profondità dell'animo umano e cercano nell'ambiente un contesto dove potersi ambientare ed esprimersi.


L'uomo con le sue paure e le sue angosce ha bisogno di trovare un barlume di sicurezza e di conforto, di esorcizzare e di esternare, di capire, di essere indirizzato, tanto nelle grandi cose come nelle piccole faccende della quotidianità, cerca di dare un senso e di indirizzare quel flusso di energia che si manifesta tra le due grandi porte della nostra vita, porte che si affacciano sul mistero e sull'ignoto e che fanno paura: la nascita e la morte: questo è il calderone magico in perenne ebollizione dove le leggende si forgiano e prendono forma, lo spaesamento difronte all'inspiegabile grandiosità e potenza della natura, il buio della notte, l'ululato inquietante del lupo, la forza incontenibile delle acque, l'insondabile mistero della morte,  il terrore delle violenze perpetuate da uomo a uomo (guerre, briganti, assassini, tiranni), le inquietudini dell'amore, l'assordante boato dei tuoni, l'insicurezza e la precarietà dei una vita di stenti e di tribolazioni:  questi e molti altri sono gli ingredienti che bollono in questo enorme pentolone.     


Miti, leggende e racconti rappresentano così risposte e modelli a bisogno istintivi dell'uomo, indicano le regole ed i modelli da seguire, e rappresentano uno strumento di suggestione  così  penetrante nell'animo umano che non poteva certo passare inosservato da chi gestisce il potere, un potere che, senza troppe forzature, possiamo paragonare allo stesso potere della pubblicità ai giorni nostri, un potere di suggestione che subdolamente detta regole e comportamenti, plasmando anche i  gusti, i desideri, i nostri pensieri ed aspirazioni, e direttamente dall'interno in modo che, pur subendole,   le percepiamo come nostre aspirazioni.


Così nel corso della  storia la leggenda si fa anche e soprattutto strumento di invasione e penetrazione culturale, si svuotano di contenuto le vecchie leggende i vecchi miti e le credenze religiose: sostituendo i personaggi ed affidando loro nuovi ruoli,  si svuotano così le vecchie culture e si riempendo con nuovi significati.


Nella storia non solo miti e leggende, ma anche molte festività importanti per la nostra collettività sono state opportunamente “calibrate” per farle coincidere con più antichi riti considerati pagani, e quindi sostituirsi nel loro significato, ne è un esempio il Natale: la nascita di Cristo, la cui data non viene mai citata in nessun testo antico, venne fatta coincidere con il periodo del solstizio d'inverno, periodo nel quale il sole riprende il suo cammino verso l'alto nel cielo, in un certo senso rinasce, ed i pagani festeggiavano in questo periodo il Dies Natalis Solis Invicti, ovvero il giorno della nascita del Sole invincibile, il dio Mitra > Dioniso > Horus, ma il 25 dicembre era una data celebrata in molte altre culture distanti tra loro nel tempo e nello spazio. A dire il vero il solstizio (che letteralmente significa “sole fermo” in quanto osservandolo ad occhi nudo pare che in questo giorno il sole si fermi nel cielo per poi invertire il suo modo) cade il 21 dicembre, ma il movimento è così lento ad occhio nudo, che il fenomeno appare percettibile solo qualche giorno dopo, ad occhio nudo ne apprezziamo gli effetti appunto il 24/25 dicembre.


Anche l'usanza dell'albero di Natale risale alle popolazioni Celtiche del Nord Europa che invasero il nostro territorio, costoro usavano decorare ceppi di pino con ornamenti colorati che rappresentavano gli astri e le anime delle persone defunte, entrambi aspetti fondamentali per la loro religiosità; anche lo scambio dei doni sembra derivare dalle usanze “pagane” di offrire in queste cerimonie doni propiziatori agli Dei in forma di ringraziamento e propiziazione: come vedete ogni nostro gesto che oggi compiamo spesso meccanicamente e che ormai ci appare svuotato del suo contenuto, in realtà ha radici antichissime e significati ben più profondi di quanto possiamo immaginare.


Se andiamo a confrontare nella storia,  vediamo come molti degli degli dei romani e greci sono di derivazione egizia (come il romano Giove, dal greco Zeus a sua volta derivato dall'egizio Amon-Ra, oppure la romana Cerere, che ha corrispondenza con la Demetra ellenica a sua volta accomunata all'egizia Iside), e molte divinità romane derivano da preesistenti divinità celtiche (il romano Marte dal celtico Morrigan per esempio), e poi molti santi cristiani ricalcano le caratteristiche delle divinità romane o di potenti maghi e guerrieri celtici,  poi ancora il piccolo popolo di fate e folletti che sono stati trasformati dal cattolicesimo in manifestazioni demoniache, ed alcuni studiosi ipotizzano pure esista una corrispondenza tra gli Apostoli ed i segni dello Zodiaco.


Esiste insomma un filo invisibile che lega le nostre storie al nostro passato più remoto e segreto, se proviamo a seguirlo ci perdiamo nei labirinti del passato e della mente: se proviamo ad indagare, a cercare, a seguire quel filo magico, possiamo partire dalla leggenda di Babbo Natale (Santa Claus) e, attraverso  San Nicola, arrivare fino a Saturno e a Odino: sembra incredibile, vero ? La legge delle corrispondenze ! Più scopri, più ti rendi conto di essere ignorante !


Una  cosa simile avviene anche ai nostri giorni, quando la nostra cultura occidentale si appropria di pratiche, discipline e filosofie estranee e le importa svuotandole di contenuti e trasformandole in esercizi banali e senza significato che non hanno più nulla a che vedere con le discipline originali,  come avviene per lo yoga, che è una profonda filosofia spirituale e ridotta nei nostri paesi occidentali a semplici esercizi di ginnastica,  oppure il famoso Kamasutra e le pratiche Tantriche, che è una disciplina spirituale molto profonda che consente il raggiungimento dell'estasi e del congiungimento col divino, e da noi ridotto ad una specie di fumetto erotico da guardare divertiti: ha un grande potere distruttivo la nostra cultura occidentale.


Ma le leggende nascono anche dal bisogno dell'uomo di comunicare e di relazionarsi, di raccontare e raccontarsi, condividere emozioni, paure e speranze,  essenzialmente dalla sua natura creativa: secondo me storie e leggende sono una forma d'arte, un'arte popolare certo, semplice, genuina, ma arte, bisogno profondo dell'uomo di esprimere ed esprimersi, comunicare, creare, romanzare, raccontare le proprie esperienze: la parola crea, e l'uomo è creatore, è fatto della stessa materia dei sogni, come dice Shakespeare.


Molti miti, leggende, storie e le favole stesse avevano un potere enorme proprio perché andavano a scavare e scovare nelle profondità abissali dell'animo umano, ma nel tempo queste storie sono state “depurate” dagli elementi considerati disturbanti dalla nostra società, ed oggi  diventa difficile riscoprirne le versioni originali, e diventa parimenti difficile abituarsi a queste versioni. In questo modo storie importanti e maestre di vita, sono state ridotte a storielle da ragazzi, che cercano di accomodarsi ai valori imposti dalla nostra società per trasmettere modelli a cui conformarsi, rimangono comunque storie potenti in quanto entrano nella nostra immaginazione, ed attraverso di essa modellano e plasmano i nostri sogni ed i nostri desideri.


Pensiamo ad esempio alla fiaba della “Bella addormentata nel bosco che tutti conosciamo, o pensiamo di conoscere, e la prima cosa che ci viene in mente è il romantico bacio del principe, ma nella versione originale altro che bacio innocente: il principe, che era sposato, incontra la bella addormentata nel bosco, e ne abusa ripetutamente, da questa unione ne nasceranno anche due figli, il sole e la luna, ed uno di questi, scambiando il pollice della ragazza per un capezzolo, inizia a succhiarlo riuscendo così involontariamente ad estrarne la scheggia avvelenata e la ragazza si risveglia. La moglie del principe, venuta a conoscenza del tradimento, ordina che i due figli illegittimi vengano segretamente bolliti vivi e dati in pasto al principe. Una volta consumato il pasto, la donna dice al principe “hai mangiato ciò che hai creato” … il principe inorridito fugge, lascia la moglie e torna dalla bella addormentata (in realtà però il servitore, intenerito, non aveva bollito i due figli, ma una capra). Una storia ben diversa da come la conosciamo, e così tante altre, provate ad fare qualche ricerca, e pensate a quanta mistificazione, a che immane opera di manipolazione della cultura. Quello che io temo è che operazioni del genere siano state fatte non solo per le leggende i miti e le fiabe, ma anche per la storia, la scienza, la medicina, la religione, le notizie quotidiane: il duro lavoro di essere se stessi, mica facile !


Forse le leggende e le storie popolari che sopravvivono ancora sulle nostre montagne e nelle nostre valli, non essendo così “importanti” e così famose, forse  hanno mantenuto un po' più della loro originalità e schiettezza, e sono un patrimonio da conservare e da difendere, sono testimonianze di un'antica cultura che forse non riusciamo nemmeno a comprendere, essendo lontane dalla nostra mentalità, ma non per questo da dimenticare, forse non ne comprenderemo il vero significato a livello razionale, ma sicuramente ci parlano e ci trasmettono qualcosa a livello profondo, sono come messaggi cifrati, in codice, che parlano il linguaggio dell'anima e non quello della ragione.


Una cosa molto interessante riguardo ai miti è la presenza di storie molto simili presenti in civiltà e culture molto diverse tra loro, che nel passato remoto del nostro pianeta non potevano certo essere venute in contatto tra di loro, risultano quindi ben strane queste coincidenze, strane se non accettiamo l'idea che allora questi miti raccontino non storie fantasiose, ma realtà  molto remote: tutte le culture in tutte le parti del mondo parlano di fine dei tempi, di diluvio universale, dell'esistenza di un popolo invisibile (fate, spiriti, angeli), della presenza dello spirito dei defunti tra di noi e della possibilità di comunicare con loro, della continuazione della vita dopo la morte, della circolarità del tempo e della ciclicità del mondo (non dimentichiamoci che anche il cristianesimo parlava di reincarnazione fino al 553 dc, quando questa dottrina fu abolita con il concilio di Costantinopoli e divenne tabù),  di un pianeta popolato da giganti, della discesa degli dei sulla Terra.... forse dovremmo prendere più in considerazione queste storie che oggi ci fanno solo sorridere ed ampliare il nostro concetto di possibilità !


Miti e leggende hanno ed hanno avuto tre grandi nemici: sono la scienza, la religione e la storia ! La scienza illuminista che tutto vuole sezionare e spiegare con la sola parte della ragione, la porzione più piccola e superficiale del nostro apparato cerebrale, scienza che banalizza e riduce a credenze popolari e superstizioni centinaia se non migliaia di anni di esperienze spirituali trascendentali. La religione, il cristianesimo in particolare, che ha messo in campo forze enormi per cancellare e fagocitare l'antica religiosità della Natura e della Dea Madre, per rastrellare consensi e ricchezze attraverso la dottrina della paura e del peccato, per appropriarsi di anime, ne più ne meno di come vorrebbero far credere agisca il diavolo stesso. La storia infine, che sostanzialmente è sempre stata scritta dai vincitori, e cambiando il punto di vista, cambia radicalmente anche la prospettiva !


Oggi noi, figli della scienza determinista e senza anima, sorridiamo ascoltando questi racconti, eppure sono convinto che le leggende ed i miti possano ancora insegnarci qualcosa e parlare alla parte meno razionale che giace sopita in ognuno di noi, alcuni miti rappresentano dei veri e propri archetipi, ovvero una forma innata e primitiva di pensiero radicata nel nostro profondo e con un forte potere sulla nostra psiche, addentrandoci nei labirinti del mito e delle leggende, ci addentriamo all'interno di noi stessi,  verso quel centro dov'è custodita la vera saggezza, quel centro che non è altro luogo che non il nostro cuore.


Miti e leggende sono forse espressione di un profondo bisogno dell'umanità, anzi di una moltitudine di bisogni a quanto pare, primi fra tutti quello di creare e di fantasticare, di trasmettere e condividere, e di  gettare dei ponti tra le varie dimensioni del tempo e dello spazio; miti e leggende sono insieme arte, linguaggio e scienza: scienza dell'animo, linguaggio universale, arte del sublimare.



                                                                                                                              Andrea Franchi

“Saranno felici coloro che hanno cercato di vedere oltre le apparenze”  


Paracelso

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Il mito e la leggenda accomunano  tutti i popoli di tutta la terra, li troviamo in ogni angolo del nostro pianeta, in ogni civiltà ed in ogni cultura: dalla Cina al Messico, dai freddi mari del nord alle savane arroventate dell’Africa più nera, e così anche attraverso il tempo, dai nostri antenati più primordialii ai nostri giorni.