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Il paesaggio è, in fotografia, il mio soggetto preferito, ed in particolare i paesaggi del fiume Taro, sia perchè sono luoghi di una naturale e selvaggia bellezza, sia perchè è qui a due passi da casa e posso quindi avere la fortuna di andarci quando voglio, infine anche perchè si può dire che ci sono nato e lo sento come un luogo famigliare e rassicurante: quando vado in giro per il fiume mi prende la frenesia e scatto tantissime fotografie, provo tutte le angolazioni possibili, mi sdraio in terra, entro in acqua, salgo su alberi sradicati, giro e rigiro intorno ad un sasso per trovare l’inquadratura migliore… mi piace tantissimo tutto questo!

 

Mi da una soddisfazione enorme “catturare” un’immagine di un bel paesaggio: ampie vedute, radici, cespugli e tronchi dalle forme strane che fanno da linee guida per impaginare la prospettive, e la luce poi che serve per creare l’atmosfera:  può essere calda e tranquilla, scura e drammatica, limpida e frizzante, rarefatta e malinconica…. si perché il paesaggio è uno stato d’animo e interagisce con i nostri sentimenti: il nostro mondo interiore influenza il modo in cui vediamo ed interpretiamo il mondo esteriore,il paesaggio, e questo a sua volta influisce sul nostro stato d’animo, come una specie di dialogo, di risonanza, di scambio reciproco.

 

Una bella giornata di pioggia mi riempie di calma e tranquillità, ma se sono già triste, vedrò la pioggia come un’estensione del mio stato emotivo, come una partecipazione della natura alla mia tristezza;   il crepuscolo prima della notte mi eccita e mi riempie di aspettative, ma se sono già inquieto per conto mio, l’oscurità incombente potrà stimolare I pensieri peggiori...!

 

Il paesaggio vive in simbiosi con noi, il paesaggio e noi siamo la stessa cosa!

 

Quando parlo di paesaggio non intendo solo il fiume, gli alberi, le rocce, le sue componenti fisiche, intendo  includere  anche  gli  elementi meteorologici: sono  tutte cose imprescindibili, sono questi elementi eterei e sfuggenti come le nostre anime che “condiscono” il paesaggio e gli danno ad ogni ora un sapore diverso.

 

La luce, le nuvole, il sole, la pioggia, la nebbia, il vento, la neve, tutto questo e le loro combinazioni cambiano ciò che è apparentemente sempre uguale: le pietre, gli alberi, il fiume, le montagne ed i prati…… e poi “io” nel bel mezzo di questa alchimia, “io” dinnanzi a questo spettacolo, dove il fisico e gli elementi naturali si mescolano per opera delle forze della natura, che plasmano il paesaggio, e plasmano il mio stato d’animo, fino a sentirmi in sintonia, sulla stessa frequenza di questo concerto naturale, fino ad assorbirmi in esso e scomparire: io sono il paesaggio, mi sento parte del paesaggio, quasi ne fossi un elemento, ne fossi una componente, come una pietra od un cespuglio agitato dal vento.

 

In effetti uno spettacolo del genere, come ogni spettacolo, non ha nessun senso se non c’è almeno uno spettatore ad osservarlo, pertanto paesaggio e spettatore sono le due facce del medesimo fenomeno.... o no ? Boh... Capite quello che voglio dire ? A volte sfugge anche a me stesso....!

 

Io, il mio spirito ed il mio corpo hanno letteralmente “fame” di paesaggi e di scenari naturali nei quali immergermi ed annullarmi, è un’esperienza totalizzante: amo queste vedute, riempirmi gli occhi di cielo, di alberi e di prati, amo il profumo inebriante del sottobosco umido e fresco, degli schizzi d’acqua sulla pelle, sentire scorrere sotto le dita la superficie delle rocce e dei legni, camminare a piedi nudi sulle pietre o sulla sabbia e sentire il contatto diretto con la madre terra….. anche questo è fotografia di paesaggio.

 

Avverto in questi luoghi come il bisogno di partecipare all’atmosfera  di libertà   che  vi  si respira, come il bisogno diAvverto in questi luoghi come il bisogno di partecipare all’atmosfera  di libertà   che  vi  si  liberarmi dei vestiti imposti dalla società, dalla maschera del conformismo, dai giudizi e dai preconcetti del pensiero, per essere finalmente libero, per essere me stesso, per essere albero, sasso, terra, aria e acqua...  con l’immaginazione mi sdraierei al suolo senza barriere, e mi scioglierei, mi lascerei assorbire dal terreno come l’acqua si lascia assorbire dalla spugna, per sentirmi per un attimo mondo, universo....  

 

Tempo fa, parlando di fotografia, una persona mi disse che il paesaggio non era un soggetto “valido” da fotografare, perchè è sempre uguale, non cambia mai… inutile dire che quella persona smise subito di essermi simpatica, ricordo ancora quelle parole e quello che provai in quel momento, come se fosse stato buttato fango su anni ed anni di fotografia fatta con tanto impegno e dedizione: i miei amati paesaggi svalutati in nome di arzigogolati intellettualismi che a me sembrano solo sterili pettegolezzi eruditi !

 

Il paesaggio cambia, eccome se cambia, ogni anno il greto del fiume riserva sempre delle sorprese: la corrente e le piene invernali creano sempre nuovi micropaesaggi e là dove lo scorso anno c’era un laghetto, quest’anno c’è una distesa di sabbia, là dove scorreva acqua, oggi crescono cespugli... E poi c’e’ il lavoro dell’uomo, che con le sue attività cesella il paesaggio cercando di guadagnarsi il favore dei doni della natura !

 

Sarà anche forse banale per gli “intellettuali” della fotografia, ma non ne posso fare a meno…… non posso rinnegare quello che sento, e non lo voglio nemmeno fare, amo i paesaggi e continuerò a farmi ammagliare dalla loro bellezza, anche se potrà sembrare banale e superficiale: per me non lo è, per me certi paesaggi sono intimisti, metafisici, simbolici, e rappresentano  il palcoscenico del creato dove si svolge il ridicolo  teatrino della vita umana, e dove si manifestano le misteriose e potenti forze della natura.

 

 

 

 

Il paesaggio è intimista, simbolico, metafisico .....
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“Vedeva alberi, stelle, animali, nuvole, arcobaleni, rocce, erbe, fiori, ruscelli e fiumi; vedeva la rugiada luccicare nei cespugli al mattino, alti monti azzurri e diafani nella lontananza; gli uccelli cantavano e le api ronzavano, il vento vibrava argentino nelle risaie.

 

Tutto questo era sempre esistito nei suoi mille aspetti variopinti, sempre erano sorti il sole e la luna, sempre avevano scosciato i torrenti e ronzato le api, ma nel passato tutto ciò non era stato per Siddharta che un velo effimero e menzognero calato davanti ai suoi occhi, considerato con diffidenza e destinato a essere trapassato e dissolto dal pensiero, poichè non era realtà: la realtà era al di là delle cose visibili.

 

Ma ora il suo occhio liberato s’indugiava al di qua, vedeva e riconosceva le cose visibili, cercava la sua patria in questo mondo, non cercava la “Realtà”, né aspirava ad alcun al di là. Bello era il mondo a considerarlo così: senza indagine, così semplicemente, in una disposizione di spirito infantile. Belli la luna e gli astri, belli il ruscello e il maggiolino, fiori e farfalle. Bello e piacevole andar così per il mondo e sentirsi così bambino, così risvegliato, così aperto all’immediatezza delle cose, così fiducioso.

 

Diverso era ora l’ardore del sole sulla pelle, diversamente fredda l’acqua dei ruscelli e dei pozzi, altro le zucche e le banane. Brevi erano i giorni, brevi le notti, ogni ora volava via rapida come vela sul mare, e sotto la vela una barca carica di tesori, piena di gioia.”

 

                      Siddharta, di Hermann Hesse

Se ti piacciono i paesaggi del fiume, la natura e se anche tu pensi che la fotografia ed il paesaggio possano essere spunti e mezzi per alcune riflessioni, puoi continuare e guardare anche questi album :

 

FiumeTaro.com by Andrea Franchi - View my 'Fiume Taro / Taro River Landscape' set on Flickriver

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