Fiume Taro.com Impressioni, ricordi ed “avventure” in una terra ricca di suggestioni, che pare un antico regno perduto….

La zona di montagna che gravita attorno alle frazioni di Belforte, Gorro, Roccamurata, Lozzola e Corchia mi ha sempre affascinato, è una zona praticamente trascurata  dal “grande pubblico” appassionato di montagna e di escursionismo, è una zona apparentemente molto selvaggia e misteriosa, che esercita il fascino dello sconosciuto, stimola la curiosità e l'istinto di esplorazione, apparentemente remota ed inanimata,  ma quando ti ci addentri invece, scopri che la zona è viva, inaspettatamente viva, aspra e dolce allo stesso tempo, ricca di storia e di storie da raccontare e da vivere: in ogni angolo antiche costruzioni, dogane, sentieri lastricati, avventurosi ponticelli di legno, chiese, campanili, cappellette... insoma tutt'altro che selvaggia, ma un tesoro nascosto e silenzioso, che non ti abbaglia con “emergenze” troppo appariscenti, e non ti inganna con false promesse, ma è semplicemente lì, immobile nel tempo, ad attendere smarriti spiriti curiosi e forse inquieti, per farsi scoprire delicatamente ed ammagliarli,  stregarli, catturargli l'anima come in una trappola  magica.  


Percorrendo la fondovalle sembra che il mondo sia tutto lì, nell'ampia valle del Taro, e non ci si immagina che, abbandonando invece la strada principale e salendo per scomode e tortuose stradine che pare sempre finiscano alla prossima curva, più si sale e più un mondo sconosciuto si spalanca ai nostri occhi: è questa la sensazione che ho avuto le prime volte che percorrevo “timoroso” queste stradine, alla ricerca di qualcosa di bello da scoprire e da fotografare, timoroso perchè mi aspettavo da un momento all'altro che finisse improvvisamente la strada, magari nel cortile di qualche abitazione, o di dover girare la macchina perchè la stradina sarebbe diventata troppo stretta ed impervia; con grande sorpresa invece scopro che la stradina non solo non finisce, ma si  ramifica in altrettante vie, stradine, carraie, sentieri e, parzialmente nascosti da una vegetazione esuberante, quasi timidi, timorosi di mettersi troppo in vista, tanti cartelli e tanti segnavia:  tutti potenziali indicatori di entusiasmanti scoperte...!


E' questo  a volte quello che provo ancora oggi quando vengo in questi luoghi, luoghi aspri ed antichi che continuano sempre a suggestionarmi, ed è una suggestione che profuma di mistero e di arcaico, con  questi paesaggi dalle rocce lunari e dai boschi profondi che mi sono stranamente famigliari, che mi mettono a mio agio, ho quasi l'impressione di rivivere un sogno o un antico ricordo...


Belforte, bello e forte come descritto da Maria Luigia, “capitale” di questo regno solitario e dimenticato, è un bellissimo borgo le cui case di pietra si aggrappano anche con le unghie al terreno ripido e scosceso, per non scivolare di sotto, e sulla sommità del monte sovrastante il paese, giacciono ancora gli affascinanti ruderi dell'antico castello: poche vecchie e logore pietre a ricordarci la tristezza terrena del nostro vivere, delle nostre certezze d'argilla, pronte a scioglersi alla prima pioggia, e della vanità dei nostri orgogli e dei nostri deliri: amo questi ruderi, queste poche pietre così pregne di significato, così maestre di vita.


La prima volta che capitai qui,  quasi per caso, rimasi sorpreso ed incantato nel vedere adagiato nel fondo della val Cogena, proprio poco sotto l'abitato di Belforte, un bellissimo laghetto di color smeraldo, non segnato su nessuna carta e di cui non avevo mai sentito parlare, pareva proprio una perla preziosa incastonata in questo paesaggio magico, con la mole imponente del monte Molinatico proprio sopra, che sembra anche oggi, in certe condizioni di luce, quasi di sentirne fisicamente il peso e si prova la strana sensazione di poterlo quasi accarezzare allungando una mano, ricordo poi quelle nubi che ne incorniciavano la cima, come spesso accade nelle giornate ventose, e che donano al luogo un qualcosa di selvaggio e grandioso: un paesaggio veramente spettacolare ed incantevole, di quelli che ti lasciano il segno dentro, non ci credevo quasi, mi sembrava di essermi smarrito tra le pagine di un antico libro di magia.



Oggi mi rammarico di non essere mai sceso a valle, fin giù, per vedere da vicino quelle acque misteriose comparse dal nulla, quando un giorno una frana sbarrò improvvisamente il corso del torrente, e le acque ostacolate e frenate nella loro tumultuosa corsa, si calmarono per un po', creando questo tranquillo specchio d'acqua, per questo il laghetto non era riportato sulle carte: si sa, le cartine ricalcano sempre precedenti disegni, ed i cambiamenti compaiono solo molti anni dopo.


Mi rammarico di non aver mai fatto un bagno in quelle acque incantate, chissà forse mi avrebbero purificato lo spirito, salvandomi, o forse mi avrebbero stregato del tutto... ma più probabilmente mi è bastato solo guardarle da lontano, per intrappolarmi nell'incantesimo e perdermi per sempre....    “si, la prossima volta” …  “uno di questi giorni”... “tanto è qui vicino” mi dicevo da solo…   i soliti buoni propositi che la frenesia della nostra vita da cittadini indaffarati ed illusi su un domani che crediamo certo, ci fa rimandare sempre i nostri desideri ad un futuro che è invece sempre più improbabile.


Ed infatti il laghetto magico non è durato tanto da lasciare traccia su alcuna mappa, qualche anno dopo infatti uno smottamento ha liberato le acque dai detriti che le tenevano imprigionate, ed il bel laghetto incantato dal color smeraldo  è sparito per magia, e per sempre, le sue acque si sono dileguate silenziosamente, lontane da sguardi indiscreti, senza avvisare nessuno, per incantesimo come era comparso, così per incantesimo se n'è andato,  lasciando solo il ricordo di se negli occhi di chi ha avuto la fortuna di vederlo, lasciando anime stregate dietro di se, la mia più di tutte, e un'immagine un po' sbiadita in questa vecchia diapositiva che sono riuscito a conservare.


Pochi giorni fa, mentre percorrevo il sentiero 833 che da Belforte porta  La Calà, in completa e beata solitudine, pieno in me di tutta quella suggestione che solo un bosco folto e rigoglioso sa regalare, all'improvviso mi compare innanzi agli occhi, nei pressi di un torrente,  una grande pietra nera, strana, affascinante, non posso non lasciarmi sedurre, non posso proseguire oltre, devo posare lo zaino ed osservarla da ogni lato, girargli attorno, toccarla, accarezzarla, annusarla anche:  una grande pietra piatta su un lato, come un grande tavolo, o meglio come un altare, un sacro altare nel bosco, ed il mio pensiero non può non andare subito a rivivere tutto quanto letto sugli antichi culti pagani, dove il bosco era sacro, e gli alberi divinità, e questo luogo me lo immagino già come teatro di antichi culti, e questa roccia si figura davanti a me come un altare sacro su cui venivano officiati misteriosi  riti, celebrati da potenti druidi, o meglio ancora da antiche sacerdotesse dedite ad intrattenere rapporti magici con le forze visibili della natura e le dimensioni invisibili dello spirito e del divino, magari in una calda notte estiva, dolcemente illuminata dalla luce argentea ed incantevole della luna piena.


Una grande pietra spaccata esattamente a metà, percorsa da una fessura oscura e profonda, come tagliata da una potente lama,  da una forza magica,  una fessura  suggestiva, attraente,  e dalla forza magnetica, che

pare scendere verso il ventre caldo della terra, e che mi ricorda tanto la divinità femminile, la Grande Madre Terra.... potente archetipo, come ci insegna Tilde Giani Gallino nel suo bellissimo libro “La ferita e il re”.




LagoValCogena PietraAltare

Suggestione, sicuramente solo suggestione, di fronte ad un masso di nera ofiolite, rotolato giù dal pendio e spaccatosi a metà per effetto combinato della sfaldatura dei minerali che lo compongono e della forza meccanica dell'impatto.


Fatta qualche foto, inforco di nuovo lo zaino e riprendo il cammino, riponendo le mie suggestioni nel cassetto ben chiuso delle fantasie,  ma fatti solo pochi passi, forse complice il fruscio del vento, o la cristallina sonorità delle acque del torrente appena attraversato, mi parve per alcuni magici minuti, mentre sbalordito mi guardavo attorno e camminavo guardingo e cauto, mi pareva dicevo di essere accompagnato nel mio cammino da un lontano suono di flauti e di campanelli... un suono soave e dolce, quasi impercettibile, eppure meraviglioso.... che strana ed incredibile sensazione,  un sorriso  spontaneo di felicità e di stupore infantile mi si disegno subito sul viso, e camminavo leggero scrutando le profondità del bosco, per vedere se fossi riuscito a scorgere magari qualche creatura, qualche spirito, qualche entità.... una fata magari....  o una strega ammagliatrice che voleva la mia anima !  Da dove veniva quella musica... ?


Dopo qualche dicina di metri, l'incantevole suono se ne andò, sciolto nel vento, disperso tra le fronde degli alberi, non vidi nulla, ma capii subito la mia imbecillità: non so, forse è ora che cominci seriamente a preoccuparmi, o forse la devo semplicemente smettere di leggere libri esoterici sulle antiche religioni e darmi a qualcosa di più attuale e moderno... il guaio è che è proprio il moderno e l'attuale a sembrarmi così vecchio ed inadeguato !!!


Alla sera mentre stò tornando verso casa, scendendo dalla stradina che da Belforte porta a Roccamurata passando per Gorro, tanto per allungare un po' la strada (non c'èra ne voglia ne fretta di tornare a casa), vedo un bel prato pieno di fiori, ovviamente accosto la macchina per scendere a scattare qualche foto, quando dal folto del bosco odo provenire un'inusuale musica, molto bella, moldo potente, sentivo i bassi rimbombarmi dentro la cassa toracica: fantastico, proprio un bosco magico, dalle cui profondità arrivava una coinvolgente e martellante musica techno dai bassi favolosi.... le fate stavano forse dando un rave party ??? Che strano posto questo, veramente ....


Torno sempre volentieri in questi luoghi, in mezzo a queste rocce dalle forme e dai colori fantasmagorici, a questi boschi abitati solo dal vento e dai ricordi di antiche vite, da queste acque inesorabili che scavano la roccia nel profondo, come la vita scava nella nostra anima, vengo sopprattutto quando cerco pace, serenità, conforto anche,  ed incontro semrpre raramente gente lungo questi sentieri, a volte sembra che il tempo si sia fermato e, come per un incantesimo, sembra che l'umanità si sia nascosta da qualche parte, sapendo che saremmo arrivati, pudica, per non farsi vedere, o sia sparita nel nulla lasciando solo le sue tracce, come il bel  laghetto color smeraldo.


Sono luoghi solitari questi, e proprio per questo mi piacciono molto, mi sono affini: selvatici, lunatici, ancestrali, aspri e dolci...!


Il laghetto color smeraldo della Val Cogena ora scomparso

La roccia che mi ricorda un altare pagano

Alcuni album fotografici sulla zona della Val Cogena ed i dintorni di Belforte, Gorro, Corchia e Roccamurata :

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